Le donne nell’opensource

Oggi 8 marzo è la Giornata Internazionale della donna, un giorno per riflettere sul tema degli stereotipi, le diseguaglianze e la parità di genere. Fin da piccole, le donne non sono incoraggiate a intraprendere carriere inerenti ai campi della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica. Le discipline STEM.

Secondo Almalaurea, anche se in Italia ci sono più donne iscritte all’università che uomini (il 58,7% degli iscritti complessivamente), queste scelgono soprattutto corsi di studio letterari e umanistici. Solo il 18% delle ragazze sceglie corsi STEM. Il trend italiano è in linea con la media europea e mondiale.

Tali percentuali giustificano dunque il fatto che nel mondo meno di 4 laureati su 10 nelle materie STEM siano donne: per questo motivo si parla di un vero e proprio “gender gap”, sia di istruzione che lavorativo, di conseguenza.

Tale divario si riflette anche nel trovare occupazione (la differenza va da circa il 2% nel primo anno dopo la laurea, fino ad oltre il 5% in un periodo di cinque anni dalla laurea) e nelle retribuzioni: le donne laureate in queste materie ricevono circa 300 euro mensili in meno della controparte maschile, a parità di ruolo ricoperto. 

Ma perché sono poche le donne che scelgono di intraprendere percorsi STEM? 

Purtroppo pregiudizi e stereotipi influenzano ancora molto la vita di ognuno, determinando anche, nella maggior parte dei casi, la vita da adulti sin da quando si è ancora bambini. 

È opinione comune che il genere femminile e le materie scientifiche (con particolare sguardo a matematica e materie tecniche) non siano molto compatibili, autorizzando differenze nell’approccio allo studio che discriminano e allontanano (seppur inconsciamente) bambine e ragazze da tali ambiti.

Le bambine inoltre, fanno molto meno uso di videogiochi rispetto ai bambini: ciò avvicina quasi esclusivamente i maschi alla tecnologia sin dalla tenera età, permettendo lo sviluppo della curiosità e della creatività fondamentali per approcciarsi, ad esempio, al mondo dell’informatica, della programmazione o dello sviluppo software. 

Ciò non fa altro che radicare l’idea che il mondo tecnologico sia per maschi e non per chiunque. 

Il passato poi, è talvolta difficile da superare e segnare una svolta nel corso della storia può richiedere più tempo del previsto: decenni e decenni caratterizzati dall’idea secondo cui i cantieri non fossero un luogo per donne o che per progettare ed utilizzare un calcolatore elettronico fosse necessario un pensiero analitico sconosciuto al cervello femminile, hanno radicato l’ideologia secondo cui il mondo dell’ingegneria debba essere esclusivamente maschile, autorizzando discriminazioni e preferenze ancora oggi che le carte in tavola dovrebbero essere cambiate. 

Nonostante questo, da sempre molte donne hanno contribuito al progresso scientifico e tutti i giorni danno il proprio contributo alla scienza e alla tecnologia per migliorare la comprensione del mondo che ci circonda.

Il motto per il 2021 è “Scegli di sfidare” (Choose to Challenge), perché è dalla sfida che nasce il cambiamento. Quindi, celebriamo i risultati raggiunti dalle donne, accresciamo la consapevolezza verso i pregiudizi e agiamo per l’uguaglianza di genere.

E nel mondo open source? Possiamo affermare che sia “aperto”?
L’open source è essenziale. Dà l’opportunità di costruire una comunità e di essere parte di quelle esistenti. Di innovare attraverso nuove sfide. Di investire nelle proprie capacità. Di creare qualcosa che porta valore al mondo in generale. Ma non esente da problemi legati alla disparità di genere.

Oggi, l’open source è dominato dagli uomini, solo il 6% degli open contributor sono donne – un numero che è piccolo anche se paragonato alla percentuale totale di donne nell’industria tecnologica (25%). Perché mancano sviluppatori donne che contribuiscono in un contesto così importante? Secondo Open Source Survey, le donne hanno più probabilità degli uomini di incontrare un linguaggio o un contenuto che le faccia sentire sgradite (25% contro 15%), essere oggetto di stereotipi (12% contro 2%) e di avance sessuali non richieste (6% contro 3%). Non sorprende che le donne siano anche più propense degli uomini a cercare aiuto direttamente (29% contro 13%) da persone che già conoscono bene (22% contro 6%), piuttosto che chiedere aiuto a sconosciuti in un forum o canale pubblico.

Occorre, quindi, sforzarsi per costruire una comunità dove tutti si sentano benvenuti a partecipare. Qualche anno fa, Linus Torvalds, il creatore di Linux, si è brevemente dimesso dopo anni di abusi verbali nei confronti dei programmatori che hanno contribuito al codice del progetto. Ha promesso di essere più civile al suo ritorno. Molti progetti open source chiedono alle loro community di comportarsi in modo civile e molte hanno creato o rivisto i loro codici di condotta per affrontare gli abusi online di tutti i tipi, compresi quelli diretti alle donne o ad altri gruppi sotto rappresentati.

Molte donne lavorano in importanti progetti nel mondo dell’open source e di Linux che stanno migliorando notevolmente l’intero ecosistema. Ecco una lista, non esaustiva, di donne che hanno fatto la storia dell’informatica e che lavorano con Linux e l’open source, la tecnologia che silenziosamente sta governando il mondo.

Ada Lovelace è considerata la madre dell’informatica moderna. Tra il 1842 e il 1843 sviluppa un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli che, se tradotto in un linguaggio di programmazione, funzionerebbe su un moderno computer. Ha scritto il primo esempio di software pensando alla Macchina Analitica progettata e mai realizzata da Charles Babbage. Intuì l’idea di loop e di sequenza ripetuta di passi durante il lavoro di traduzione dell’articolo dell’ingegnere italiano Luigi Manabrea, a cui Ada aggiunse delle note personali. Nella “Nota G” alla famosa traduzione, la Lovelace ideò e descrisse un algoritmo (una serie finita di istruzioni per risolvere un problema) che doveva permettere alla macchina analitica di calcolare un elemento della serie dei numeri di Bernoulli senza dover calcolare i suoi precedenti. A partire da una funzione definita da Babbage, Ada riuscì quindi a sviluppare il primo programma per un calcolatore: il primo esempio di software della storia.della storia: l’algoritmo del numeri di Bernoulli.

Grace Hopper crea e sviluppa il primo compilatore della storia, FLOW-MATIC, allargando infinitamente gli orizzonti operativi dei computer allora in uso. Grazie al compilatore, trova una soluzione operativa ai problemi che affliggono i programmi per calcolatori. Ebbe un ruolo primario nello sviluppo e nella progettazione del COBOL. Capisce che i bug, gli errori di programmazione, possono essere “debellati” grazie al debugging, riducendo di molto il faticoso lavoro di verifica e correzione di programmi complessi. Poche donne come lei sono state capaci di influenzare in maniera così determinante la storia della programmazione. La vicenda del bug risale al 1947 nel corso dei test sul Mark II, il nuovo calcolatore a cui Grace sta lavorando insieme al suo team. Per qualche motivo non funziona. Si scopre che è colpa di una falena rimasta in trappola in un relé. Il primo bug informatico è un insetto vero! E finisce incollato per ricordo sui quaderni di lavoro del progetto. La frase che amava ripetere spesso: «Una nave in porto è sicura, ma non è per questo che sono state costruite le navi».

Catarina Mota ha fondato l’Open Building Institute, un progetto open source per rendere ampiamente disponibili alloggi a prezzi accessibili, promuovendo allo stesso tempo pratiche collaborative ed ecologiche. Il progetto si concentra su strutture a basso costo e di rapida costruzione che sono modulari, ecologiche ed efficienti dal punto di vista energetico.
Ha co-fondato Open Materials – un progetto di ricerca collaborativa dedicato all’indagine aperta e alla sperimentazione di metodi di produzione e usi dei materiali DIY. Nello spirito dei movimenti del software e dell’hardware open source, promuove materiali da ricercare e sviluppare in modo pubblico e collaborativo – e AltLab (un hackerspace a Lisbona). In precedenza, ha co-presieduto l’Open Hardware Summit 2012, è stata nel consiglio di amministrazione dell’Open Source Hardware Association, ha insegnato come membro aggiunto della facoltà all’ITP-NYU, ed è stata membro della National Science and Technology Foundation del Portogallo. Il suo lavoro di ricerca si concentra sull’impatto sociale delle pratiche aperte e collaborative per lo sviluppo delle tecnologie. È un membro fondatore dell’Open Source Hardware Association.

Shuah Khan è una Sviluppatrice Senior del Kernel Linux presso l’Open Source Group di Samsung. È un Linux Kernel Maintainer e Contributor che si concentra su Linux Media Core e Power Management. Si occupa della manutenzione del framework Kernel Selftest, del driver USB over IP e di cpupower. Ha contribuito alle aree IOMMU e DMA. Inoltre, è coinvolta nello sviluppo della stable release del kernel. Pubblica articoli su argomenti relativi al kernel Linux. Ha presentato diverse conferenze Linux e Keynote degli sviluppatori del kernel. Ha fatto parte del Technical Advisory Board della Linux Foundation. È stata l’autrice del documento Linux Kernel Testing and Debugging pubblicato sul Linux Journal e ha scritto articoli sul kernel sul Linux Journal. Dal 2019 è Linux Fellow presso The Linux Foundation.

Elena Zannoni è Senior Director per Oracle, responsabile dello sviluppo di Linux Toolchain. È entrata nel mondo Linux dopo anni di lavoro su altri progetti open source, iniziando alla Cygnus Solutions acquistata da Red Hat e poi alla fine è stato assunta da Oracle. Partecipa alle conferenze Linux, e organizza la Linux Plumbers Conference.
Offre questo consiglio alle donne programmatrici: “Ho cercato di dare sempre il mio meglio senza pensare troppo ai pregiudizi di genere. Una cosa importante è non dubitare di se stesse. Ci sono un sacco di altre persone che mineranno la tua fiducia, non c’è bisogno che tu lo faccia a te stessa”.

Angie Byron dirige la comunità di sviluppo di Acquia, il braccio commerciale di Drupal, un sistema open source per l’organizzazione dei siti web. È co-autrice del libro Using Drupal, pubblicato da o’Reilly. Il suo lavoro include la revisione delle core patch, il miglioramento dell’esperienza utente di Drupal attraverso il progetto Spark, il coordinamento delle iniziative strategiche, i test e gli sforzi di garanzia della qualità, il miglioramento e la correzione della documentazione, e la gestione generale della comunità. È stata la prima donna a finire in copertina sul giornale della comunità Linux. Vive in Canada con la moglie Marci e cerca continuamente di coinvolgere nuove persone nel software libero, soprattutto donne.
Il suo mantra è: “Fallisci presto, fallisci spesso e fallisci in pubblico. Altrimenti rischi di non contribuire mai”.

Limor “Ladyada” Fried è una giovane e ambiziosa hacker e ingegnere, è entrata nella rivoluzione tecnologica DIY con una tempesta di idee che hanno trasformato l’industria dei maker. Ha iniziato a lasciare il segno nel 2005, quando ha fondato la sua azienda innovativa, Adafruit (100% di proprietà femminile) poco dopo aver ottenuto la sua laurea in ingegneria elettrica al MIT. Attraverso approcci dirompenti nell’innovazione DIY e nel marketing, ha costruito Adafruit in una società leader nell’elettronica opensource, che rimane uno dei migliori posti online per imparare e realizzare i migliori prodotti progettati per i maker di tutte le età e livelli di abilità.
Limor – il cui soprannome “Ladyada” è stato ispirato da Ada Lovelace, la prima matematica riconosciuta come la prima programmatrice di computer del mondo – ha motivato innumerevoli ragazze, giovani donne e altri verso le frontiere del fai da te, e nella scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. I riconoscimenti di Limor sono numerosi e includono: diventare la prima donna ingegnere sulla copertina di WIRED; essere premiata come imprenditrice dell’anno dalla rivista Entrepreneur; essere sulla copertina della rivista Make e nominata Champion of Change alla Casa Bianca nel 2016.
Il suo motto è: “Se puoi sognarlo, puoi costruirlo”.

Sage Sharp (prima Sarah Sharp) è un ingegnere che ha lavorato allo sviluppo del kernel Linux dal 2006 al 2013. Grazie a lei Linux ha il supporto dell’USB 3.0. È stata membro del Technical Advisory Board della Linux Foundation per due anni. Nel 2015 ha raccomandato che venisse adottato un Codice di Condotta per gli sviluppatori Linux. Ha avuto dei battibecchi molto accesi con Linus Torvalds, accusandolo di avere dei comportamenti sessisti e poco consoni con tutti gli sviluppatori del kernel. Ha vinto la prima edizione del Women In Open Source Award organizzato da Red Hat nel 2015 . Ha fondato la Otter Tech nel 2016 che offre una formazione online per garantire l’attuazione del Codice di Condotta. Collabora con Outreachy, un’iniziativa che fornisce stage a distanza a persone che sono soggette a pregiudizi sistematici o che sono sottorappresentate nel settore tecnologico.

Dunque, in conclusione, il fatto che debbano esistere giornate internazionali come quella dell’8 marzo (Festa internazionale della donna) e dell’11 febbraio (Giornata internazionale delle donne nel campo della scienza, istituita dalle Nazioni Unite) è indicativo di quanto ancora sia lungo il percorso verso la parità di genere e l’eliminazione del gender gap specialmente in ambiti considerati ancora quasi “esclusivamente maschili”.

Come se capire i numeri complessi, progettare un braccio meccanico o fare programmazione kernel fosse un’occupazione da uomini e non da umani.

Il campo dell’AI si ripropone sempre più di riuscire a ricreare artificialmente il cervello “umano”, non quello di un “uomo” o di una “donna”: se lì la distinzione di genere non conta, allora perché nell’ambito lavorativo rappresenta ancora un muro difficile da scavalcare? 

La diversità è forza e prospettiva. 

L’inclusione è alla base della società civile. 

La parità di genere è, si spera, il futuro (e non un’utopia). 

Approfondimenti:

2 thoughts on “Le donne nell’opensource”

  1. Complimenti, spero che post del genere non siano scritti solo in occasione dell’8 marzo ma diventino uno sguardo fisso e sistematico su un problema strutturale delle discipline STEM e dell’Open Source. Mi piacerebbe vedere in futuro un trend che indichi un miglioramento e non una stagnazione o addirittura (come nel caso della Pandemia) un peggioramento della condizione della donna. Per il bene di noi tutti è necessario che si percorra la strada per raggiungere la parità di genere (tutti i generi).

  2. Io inserirei anche Anna Grassellino dirige, a Chicago, il Superconducting Quantum Materials and Systems Center, un progetto mirato a realizzare un mega computer quantistico, infinitamente più potente degli attuali processori elettronici.

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